GATTINARA (VC) Italie


· Turismo e Soggiorno


  • Descrizione Palazzo di Città
    • In Corso Valsesia 119

    Palazzo di cittàL’attuale Palazzo di Città nacque come residenza dei marchesi Arborio Gattinara, i quali ne affidarono la progettazione, negli anni ’20 dell’Ottocento, al giovane architetto gattinarese Pietro Delmastro. La struttura esterna dell’attuale Palazzo di Città conserva intatte le sue caratteristiche di villa patrizia neoclassica: il ritmo regolare delle aperture, i sobri fregi classicheggianti posti sopra porte e finestre entro una partitura di lesene e cornicioni.

    La disposizione interna attuale dell’edificio, adattato a sede municipale, mantiene alcuni resti della planimetria originaria, alla quale appartengono i vasti atrii di disimpegno al pianterreno ed al primo piano, dotati delle originarie volte ottocentesche in muratura.

  • ,

Torre delle Castelle

  • si innalza su uno dei colli intorno a Gattinara

Torre delle CastelleCENNI STORICI: La massiccia Torre delle Castelle, che dall’alto della collina domina Gattinara, è la parte più evidente di un importante complesso fortificato medievale che muniva in origine le sommità di questa collina  e di quella accanto, entrambe oggi occupate da pregiati vigneti. Analisi accurate dei materiali hanno rivelato che la Torre risale all’XI secolo, mentre le cortine in muratura che la circondano furono innalzate durante l’occupazione viscontea in XIV. Verso il 1250 fu verosimilmente effettuato un radicale restauro, che conferì alla costruzione l’aspetto attuale.

Risalgono al XII-XIII secolo le prime attestazioni documentarie di tale sistema fortificato, costituito pertanto da due recinti in muratura (le Castelle, appunto), occupati da costruzioni tra le quali svettava la torre; sul pianoro compreso tra le due fortificazioni sorgeva inoltre la chiesa di S. Giovanni alle Castelle, già regolarmente officiata nel 1217. Restano ignoti i motivi che spinsero alla costruzione di un tale sistema di presidio della zona, iniziativa strategica che è comunque da ricollegarsi ad una committenza di alto livello.

Verso il 1525 lavori di ristrutturazione interessarono la chiesetta, che, ulteriormente restaurata in XVIII secolo, fu malauguratamente distrutta nel 1950 per lasciar posto alla attuale cappella della Madonna della Neve, edificata a cura della Sezione Alpini di Gattinara.

Portale medievaleGUIDA ALLA VISITA: La Torre delle Castelle si presenta come una struttura massiccia, realizzata con blocchi di pietra locale e laterizi, racchiusa entro ciò che ancora  rimane dell’antico recinto fortificato. Conformemente alla prassi costruttiva medioevale, la porta d’accesso, cui si arrivava tramite una scala che poteva essere ritirata in caso di pericolo, si trova molto alta rispetto al suolo: le stesse superfici prive di aperture della costruzione ne ricordano lo scopo bellico.

Anche le cortine difensive circostanti sono realizzate in ciottoli e mattoni, e parte di un portale medievale si intravede nell’altro recinto, situato dietro la chiesa, a poche centinaia di metri dalla Torre. Della chiesetta medievale non resta più traccia, e l’edificio attuale, risalente al 1950, porta sul frontone lo stemma degli Alpini: notevole è la vista che si gode dai belvedere panoramici adiacenti, tanto verso la piana Vercellese e il vicino Novarese, quanto verso il Biellese, le colline e i primi contrafforti prealpini.

Chiesa di S. Pietro e Convento dei Canonici Lateranensi

    Chiesa di S. PietroLa chiesa di San Pietro sorse in epoca altomedievale presso l’incrocio delle vie biellesi per il Novarese  e di quella vercellese per le valli del Sesia e dell’Ossola: il rinvenimento di alcune sepolture d’epoca romana, operato nell’Ottocento durante la demolizione della parrocchiale quattrocentesca, testimonia una remota occupazione del sito. In un documento del 1147 è citata come pieve alla quale fanno capo tutti gli insediamenti dei dintorni, tra i quali soprattutto il villaggio di Gatinaria, e proprio con il titolo di plebs gatinariae è ricordata in una bolla papale del 1186.  Il suo distretto nel 1298 verrà a comprendere, oltre naturalmente alle chiese e ai benefici presenti sul territorio di Gattinara, le parrocchie di Roasio S. Maria, Roasio S. Maurizio, Roasio S. Eusebio (Curavecchia), Lozzolo.

    Verso il 1470 inizia la ricostruzione ex novo dell’edificio, probabilmente terminata verso il 1515-1525, edificato in stile gotico lombardo con abside poligonale e largo uso di formelle in cotto istoriate. Nel 1529 il cardinale Mercurino Arborio di Gattinara, gran cancelliere dell’Imperatore Carlo V, stabilisce, nel suo testamento, che alla sua morte intorno alla chiesa di S. Pietro sorga un monastero capace di ospitare nove Canonici Regolari Lateranensi scelti tra i membri della famiglia Arborio. Nel 1529 il porporato muore e, conformemente alle sue disposizioni, viene sepolto in S. Pietro, sotto la predella dell’altar maggiore, mentre poco dopo inizia la costruzione del monastero, terminata probabilmente nel 1542.

    Nel 1798-99 sono soppresse tutte le case dei Lateranensi presenti negli stati sardi, e il convento diviene casa parrocchiale, essendosi sciolta la collegiata ivi esistente; nel 1797 i giacobini gattinaresi distruggono la sepoltura del cardinale Mercurino, le cui spoglie verranno ritrovate solo durante i lavori ottocenteschi. Intanto la chiesa risulta insufficiente per l’accresciuta popolazione del borgo, perciò fin dal 1820 il prevosto Carlo Caligaris fa approntare un progetto per la ricostruzione dell’edificio  all’architetto gattinarese Pietro Delmastro, che nello stesso anno si occupa di ricostruire in stile neoclassico il campanile quattrocentesco, colpito da un fulmine.

    Nel 1832 si inizia a demolire il coro, dal quale, secondo il progetto Delmastro, deve cominciare la ricostruzione della chiesa; l’anno successivo si riportano alla luce le spoglie di Mercurino, credute perse dopo la distruzione del 1797. Con il 1834 la ricostruzione del coro è pressoché ultimata, e si mette mano a riedificare lo scurolo di San Benedetto. I lavori proseguono a fasi alterne per poco più di un trentennio, con lunghe e frequenti interruzioni a causa della mancanza di fondi, fino al 1868, anno in cui muore l’architetto Delmastro. Il completamento della fabbrica viene dunque affidato all’architetto vercellese Edoardo Arborio Mella, notissimo all’epoca per i suoi restauri “in stile” a molti edifici medievali piemontesi.  Il Mella però fornisce un progetto di gusto neoromanico che prevede praticamente la distruzione di tutto quanto finora costruito, compresi i lavori da poco terminati alle cappelle laterali, cosicché i lavori si fermano nuovamente.

    Nel 1879 un sostanzioso lascito testamentario permette di riaprire il cantiere, perciò, non ritenendo attuabile il progetto del Mella, si richiede un nuovo disegno all’architetto Giuseppe Locarni, noto a Vercelli per il progetto della Sinagoga, nonchè di molte altre costruzioni religiose e civili. Ecco che nel 1882 la costruzione può riprendere, con l’innalzamento delle colossali colonne e del tamburo della navata principale; questa viene coperta con una vasta cupola in ferro e laterizio, capolavoro di architettura ottocentesca in metallo e muratura.

    Nel 1884 la cupola è pressochè terminata, e nel 1888, dopo alcuni anni di ripuliture e restauri, viene consacrata la chiesa: della antica costruzione medievale rimangono parte del campanile e la facciata, che viene restaurata nel 1927. Al 1958-59 data  una radicale ridecorazione della chiesa, e, soprattutto, della cupola, che conferisce all’interno dell’edificio l’aspetto attuale.


    Facciata della Chiesa di S. PietroUltimo vestigio della chiesa quattrocentesca, la facciata ricalca modelli gotico-lombardi molto frequenti nell’area vercellese, e trova corrispettivi nelle facciate pressoché coeve di S. Nazzaro (SS: Nazario e Celso), Robbio (S. Michele), Castelnovetto (S. Maria). Notevoli le formelle rappresentanti i santi titolari degli oratori presenti nei villaggi dalla cui fusione ebbe origine il Borgo. Sopra la porta principale un affresco tardogotico raffigura il monogramma bernardiniano di Cristo circondato da angeli con turiboli.

    Tema principale della decorazione laterizia è la raffigurazione di un putto accanto ad un tralcio carico d’uva, che si snoda ondeggiante di mattonella in mattonella, avviluppando tutte le fasce ornamentali, alternato e delimitato da cornici spiraliformi o archetti polilobati di gusto genuinamente gotico. Qualcosa della struttura medievale rimane anche nel campanile, che però presenta un aspetto sostanzialmente neoclassico, risalente al rifacimento del 1820.

    L’interno della chiesa, cui si accede tramite i tre portoni barocchi in legno intagliato, è dominato dalla ripetizione, a livello di navata, presbiterio, coro e sacrestia, di un modello di pianta circolare, come dall’originario progetto di Delmastro: fasci di colonne segnano le intersezioni tra i vari spazi, cadenzando solennemente il passaggio tra i diversi piani d’osservazione, fino a concentrare lo sguardo nella zona presbiteriale, dominata dalla statua di San Pietro. Grandi arconi sorretti da colonne ritmano le pareti dell’aula ed incorniciano le cappelle, generando uno spazio centrale a pianta ottagonale, coperto dall’alta cupola, la cui decorazione a fresco, raffigurante i santi maggiormente venerati a Gattinara, è opera del pittore ticinese Mario Gilardi (1958).

    Altare dedicato alla Vergine del CarmineLa prima cappella a destra di chi entra conserva una pregevole cancellata, probabilmente settecentesca, in ferro battuto, che racchiude l’altare dedicato a San Giuseppe. Proseguendo verso il presbiterio si incontra la cappella del Sacro Cuore, risistemata nella prima metà del ‘900 ma dotata di un equilibrato altare marmoreo antico. Settecentesco è il prezioso altare in marmi policromi dedicato alla Vergine del Carmine, posto nella terza cappella e dotato di una pregevole statua lignea della titolare: nel 1738 risultava presente una confraternita eretta sotto questo titolo.

    Il lato sinistro della navata centrale è invece occupato, oltre che dalla cappella dedicata all’Immacolata Concezione, dagli ingressi allo Scurolo di S. Benedetto e all’Oratorio della Confraternita del SS.mo Sacramento, attuale cappella invernale.

    Spoglie di S. BenedettoFino all’inizio dell’Ottocento le spoglie di San Benedetto, provenienti dalla catacomba romana di S. Callisto e giunte a Gattinara alla fine del XVII secolo, erano ospitate in una cappella attigua all’oratorio della Confraternita del SS.mo Sacramento, la quale aveva l’incarico di mantenerne la custodia: a quell’epoca risale l’urna lignea contenente le ossa, scolpita nel 1699 dal serravallese Francesco Vimnera. La struttura attuale dello Scurolo, articolata su due livelli, risale al 1834, ed è opera in stile neoclassico dell’architetto Pietro Delmastro: al livello superiore una cupola a cassettoni dipinti copre il sacello a croce greca, ornato da colonne, capitelli, cornicioni e trofei, che dall’alto si affaccia sulla navata della chiesa parrocchiale. Al livello inferiore si apre invece una cripta oggi adibita a sacrario per i caduti in guerra, comunicante con lo Scurolo mediante due rampe di scale.

    Oratorio della Confraternita del SS.mo SacramentoIn corrispondenza dell’attuale altare del Santissimo si apre invece l’accesso per l’Oratorio della Confraternita del SS.mo Sacramento, la cui forma risale al XVII secolo: la parca decorazione a stucco e gli scranni lignei barocchi evidenziano la destinazione d’uso di questo ambiente, per secoli sede dell’importante sodalizio eretto presso la chiesa di San Pietro. Accanto all’altare si può ammirare la statua lignea originale della Vergine di Rado (XV secolo), oggi sostituita nel santuario omonimo da una copia.

    il coroLa zona prebiteriale della parrocchiale, coperta da una volta con interessanti stucchi neoclassici, ospita l’altare maggiore, innalzato in anni recenti smembrando l’altare progettato da Delmastro nel 1851, e l’organo, opera del 1885 dei fratelli Scolari, di Bolzano Novarese. Di qui si accede, oltrepassando la lapide sepolcrale originaria del cardinale Mercurino Arborio Gattinara, incassata nel pavimento e recentemente restaurata, al coro.

    fregi ligneiFregi ligneiLa statua marmorea di San Pietro, scolpita nel 1885 da Antonio Franzi, su progetto dello scultore vercellese Ercole Villa, domina gli scranni lignei seicenteschi, riccamente scolpiti, provenienti dalla antica chiesa.

    La sacrestia, edificata su progetto dell’architetto Delmastro, custodisce arredi lignei di qualche pregio: l’altare che occupa la parete di fondo era un tempo collocato sotto il titolo di S. Giovanni nella parrocchiale antica, mentre il quadro, donato dalla famiglia Arborio Gattinara e raffigurante la Vergine con i santi Eusebio, Gottardo, Warmondo Arborio e Antonio, risale alla seconda metà del XVIII secolo.

    Chiostro del Convento Del convento eretto per volontà del cardinale Mercurino rimane il chiostro, risalente alla prima metà del XVI secolo nella parte inferiore, sostenuta da agili colonne in sarizzo con capitelli elegantemente scolpiti. I loggiati superiori della manica nord sono invece seicenteschi, mentre solo in parte si conserva, inglobata in murature più recenti, la manica verso la chiesa parrocchiale, distrutta durante i lavori ottocenteschi.

    Per quanto riguarda gli ambienti interni, ben conservati sono i vani al pianterreno dell’attuale casa parrocchiale, soprattutto il grande salone, la sala con volta ad ombrello, lo scalone in pietra ed i piccoli ambienti dell’atrio e della biblioteca. Il salone, già refettorio canonicale, ornato nel 1871, ospita i ritratti dei parroci, tra i quali spicca la tela raffigurante mons. Andreoletti, opera del vercellese Ferdinando Rossaro; interessanti i ritratti raffiguranti il cardinal Mercurino e suo fratello, nonché esecutore testamentario, Gabriele, fondatore del convento dei Lateranensi. Il quadro sulla parete di fondo si colloca nel filone pittorico tardorinascimentale di stampo gaudenziano, riecheggiando il Cenacolo dipinto dal Ferrari per S. Maria della Passione a Milano: esempi analoghi si ritrovano nelle parrocchiali di Orta e Borgomanero.

    S. Maria del Rosario

    Gerolamo Giovenone: Vergine con il BambinoL’attuale chiesa del Rosario sorge ove anticamente si trovava l’oratorio di S. Maria della Cella, molto probabilmente dipendenza dell’abbazia di S. Silano in Romagnano, già citato negli estimi vescovili del 1440. A questa fase medioevale doveva appartenere il sacello dei Disciplini, ora non più esistente, che la visita pastorale del 1573 ricorda come edificato immediatamente fuori della porta della chiesa, e presso il quale, verosimilmente, si trovava in originaria collocazione il trittico rinascimentale ancora oggi esistente.

    Alla fine del ‘500 si colloca probabilmente la fondazione della Confraternita del Rosario con sede nella chiesa di S. Maria, che, a partire dal primo decennio del XVII secolo, viene praticamente riedificata. Il fervore dei confratelli intorno alla devozione del Rosario si concretizza anche in una serie di conversioni di ebrei e calvinisti genevesi, scrupolosamente annotate nei libri mastri della Confraternita. Tra XVII e XVIII secolo una nutrita serie di interventi determina l’aspetto sostanzialmente barocco della chiesa quale si vede ora, soprattutto con la risistemazione del coro e della zona presbiteriale, e l’edificazione della navatella laterale.
    Nello stesso periodo sorge la schola annessa alla confraternita, destinata all’educazione  scolastica e religiosa dei fanciulli del popolo, come peraltro, sebbene in modo più elevato ed aristocratico, avveniva presso il monastero dei Lateranensi in S. Pietro. Nel 1678 alla Confraternita (maschile) del Rosario si affianca la Compagnia delle Cento Sorelle, fatto che determina l’erezione, nel 1678, della cappella di S. Anna, affidata al falegname Carlo Comola ed ai mastri da muro Martino Martinetto e Giovanni Boffa. Ultimi lavori di una certa importanza sono il restauro complessivo dell’edificio nel 1816 e la ridecorazione pittorica dell’interno nel 1877.


    S. Maria del Rosario - internoLa chiesa del Rosario si annuncia con una bella facciata barocca (fine XVII secolo) opera di mastri da muro biellesi; la struttura riecheggia modelli tipici dell’area valsesserina e valsesiana, con la partizione della superficie mediante lesene e cornicioni, e la presenza di due notevoli statue in stucco raffiguranti la Vergine e l’arcangelo Gabriele: coevo è il sobrio portone in legno a riquadri.

    L’interno si presenta ricchissimo nella sua esuberante decorazione barocca, in gran parte riportata all’originario splendore da recenti restauri. Imponente è la macchina d’altare che racchiude la statua della Vergine (1620), circondata da una serie di quadretti tondi, schizzati con vivace gusto miniaturistico, che raffigurano i misteri del Rosario.

    Trittico di Gerolamo GiovenoneCollocato al di sopra della nicchia c’è il prezioso trittico di Gerolamo Giovenone, eseguito nei primi anni ’30 del XVI secolo, raffigurante, entro una ricca cornice lignea intagliata e dorata, la Vergine con il Bambino, la Maddalena e S. Giovanni; si tratta di uno splendido esempio della scuola pittorica rinascimentale vercellese, che testimonia la vitalità culturale della Gattinara cinquecentesca.

    Altare MaggioreE’ notevole, inoltre, il complesso, realizzato tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII, costituito dall’altar maggiore in marmi policromi, e dalla ancona in stucco e muratura, ornata da colonne tortili, timpani e fastigi. Le statue di S. Caterina, S. Domenico e della Vergine del Rosario evidenziano la grande perizia di plasticatori di provenienza lombarda, nell’ambito di un barocco pienamente maturo. Completano l’altare i due pannelli settecenteschi in legno intagliato e dorato, che celano vani contenenti reliquiari.

    La navatella laterale è occupata da alcune cappelle, tra le quali spicca quella dedicata a S. Anna (iniziata nel 1678), ornata da una inferriata e da quadri settecenteschi dipinti da Francesco M. Guidotti. Alla stessa epoca appartengono i lunettoni con scene della vita di Cristo, opera di un anonimo pittore di formazione lombarda, posti sulla parete destra della navata centrale e facenti parte del ricco patrimonio di quadri, suppellettili e paramenti acquisito dalla Confraternita nel corso di tre secoli di vita.

    L’esuberante decorazione pittorica della navata centrale risale al 1875-1877, ed è opera dei fratelli Mazzetti di Ailoche, i quali realizzarono anche gli scranni lignei posti nell’ampio coro dietro l’altare maggiore.

    F.lli Mazzetti: Decorazione della navaa centrale

    Chiesa di San Francesco

    San FrancescoL’area occupata dalla chiesa di S. Francesco fino all’inizio del secolo XVII fu caratterizzata dalla presenza della chiesa di S. Giulio, eretta nel 1447 dagli uomini di Gattinara quale voto per la liberazione dal flagello dei lupi, che allora infestavano le baragge e i campi intorno al borgo. San Giulio fu demolita nel 1619, per far posto al costruendo convento dei Francescani, che a Gattinara erano presenti, in veste di assistenti spirituali delle monache clarisse, fin dal XVI secolo.

    Prima di cominciare a parlare di una vera e propria presenza stabile si deve tuttavia attendere il 1598, quando il signor Pietro Faciotto, che aveva parenti ed interessi a Roma, tra i quali una drogheria in piazza della Scroffona,  destina cinquecento scudi ai frati, perché dessero principio ad un convento; risulta però decisivo l’atto di donazione del nobile Ettore di Gattinara, che nel 1618, facendo testamento, dona ai francescani un vasto appezzamento di terreno. Il 28 luglio 1619 viene finalmente  posta la prima pietra del convento.

    Si apprende da una relazione settecentesca che esso è composto dalla chiesa e da 18 vani (comprendenti 12 celle, refettorio, scaldatoio, parlatorio), in grado di ospitare 12 frati. Nel 1666 si registra un cospicuo lascito testamentario, espressamente destinato alla fabbrica di S. Francesco, oggetto in XVIII sec. di vari interventi di miglioria e manutenzione; la data sopra la porta, 1717, segna la consacrazione dell’edificio, probabilmente dopo un radicale restauro che le conferisce l’aspetto attuale.

    San Francesco - MeridianaPresso la chiesa in XVIII secolo risultano essere presenti la Compagnia del Crocefisso (fondata nel 1725) e la Confraternita di S. Antonio (attestata nel 1761), che hanno molteplici compiti, dal ridurre qualche Discolo alla via della salute, alla partecipazione alle elaborate cerimonie della Settimana Santa o alla processione di S. Antonio, con tanto di torce accese e trombettari.

    Nel 1802 il convento, come quello delle Clarisse, è soppresso in forza delle disposizioni napoleoniche, i beni incamerati e venduti al miglior offerente, dispersa la biblioteca contenente più di 1300 volumi. Grazie ad una petizione sottoscritta dalla potente Confraternita di S. Antonio la chiesa, tuttavia, può tornare subito ad essere officiata, sebbene privata del coro, ridotto a magazzino, mentre il Convento viene adibito prima a Dogana e Gendarmeria, poi a abitazione rustica. All’inizio del XX secolo viene totalmente rifatta la decorazione pittorica interna della chiesa.


    Navata della ChiesaIl visitatore è accolto dalla spaziosa facciata, databile all’inizio del secolo XVII: nella sua semplice ed equilibrata struttura testimonia un certo gusto barocco ancora molto legato a stilemi di tipo rinascimentale: coevo è il massiccio campanile in laterizio. Il portone d’ingresso (XVII secolo), sormontato da un bassorilievo in pietra recante il simbolo dei Francescani, è opera pregevole di intaglio ligneo.

    L’interno dell’edificio è dominato dal fastoso altar maggiore in noce, ricco di elementi decorativi e fregi scolpiti. Questa scenografica realizzazione, pensata in epoca barocca quasi come un fondale per la infuocata predicazione francescana, può essere datato alla fine del XVII secolo, mentre probabilmente settecentesco è il quadro raffigurante la Pietà con i santi Diego e Giulio.

    Crocifisso con la Vergine, s. Giovanni e s. Clemente PapaLe pareti laterali, conformemente ad un modello di sapore francescano, ospitano, verosimilmente con le forme attuali fin dal XVIII secolo, tre cappelle per parte, dotate di austeri altari con cornici e fastigi in legno scolpito.  Tra queste alcune sono particolarmente interessanti: la prima entrando a destra  è caratterizzata da una notevole pala rappresentante il Crocifisso con la Vergine, s. Giovanni e s. Clemente Papa, definito “antico” già a metà ‘700: qui aveva sede l’omonima Compagnia.

    Cappella della Confraternita di S. AntonioOrnata riccamente di stucchi è la terza cappella, dal XVIII sec. sede della Confraternita di S. Antonio, la cui fastosa decorazione rispecchia il prestigio del potente sodalizio. La pala raffigura la Vergine e S. Giuseppe, poiché la Confraternita era posta sotto la speciale protezione del S. Bambino.   Spostandosi a sinistra, è di qualche interesse la prima cappella che si trova entrando, dedicata alla Immacolata Concezione. Accanto alla Vergine sono effigiati i santi Sebastiano e Lorenzo, retaggi di forti devozioni ancora molto radicate a Gattinara nonostante la decadenza degli originari luoghi di culto. Sono interessanti anche le stazioni, dipinte su tela, della Via Crucis (XVIII secolo).

    Della fabbrica originaria del Convento rimane invece, seppure tramezzato e deturpato, il chiostro quadrilatero, con archi sostenuti da pilastri in pietra: sopravvivono alcune lunette mediocremente dipinte recanti episodi della vita di s. Francesco e della storia del Francescani.

    Chiesa di Santa MartaLe origini della chiesa di S. Marta affondano in epoca molto remota: probabilmente già in XV secolo esisteva qui una confraternita di “disciplini” dedicata a S. Marta, dotata di un suo oratorio. Di certo si sa che verso il 1460 i confratelli chiamarono un ignoto pittore (definito dagli studiosi maestro della Passione) a decorare la loro chiesa, che sorgeva sul terreno dell’attuale, vale a dire presso l’antica porta Molinara. Resti di quella decorazione ad affresco, raffigurante cortei di notabili e popolani, si scorgono ancora su ciò che rimane della costruzione medievale (pochi brandelli di mura in corrispondenza dell’attuale presbiterio), dopo il rifacimento dell’edificio in epoca barocca.

    Nel 1603 iniziarono i lavori di rifacimento della chiesa, grazie alla buona disponibilità di fondi sulla quale poteva fare affidamento la Confraternita, che, oltre a gestire numerose attività caritative (scuola per i fanciulli, doti per spose indigenti, contributi alle puerpere, etc.), possedeva anche un patrimonio derivante da lasciti, donazioni e acquisti effettuati nel tempo. I lavori proseguirono, verosimilmente, per molti anni ed a fasi alterne, come denotano le caratteristiche ormai settecentesche della struttura interna attuale.

    Nella prima metà del XVII secolo anche S. Marta, come del resto tutto il Borgo, subì le pesanti conseguenze delle guerre in atto e dell’occupazione spagnola, che determinarono devastazioni e saccheggi dei quali traspare notizia anche nei registri della Confraternita. Nella prima metà del XIX secolo venne edificata la facciata, mentre sostanzialmente inalterato rimase l’assetto del resto dell’edificio.


    Chiesa di Santa Marta

    La facciata della chiesa, neoclassica (1844), si colloca nel numero delle realizzazioni dell’architetto gattinarese Pietro Delmastro, che operò soprattutto presso la chiesa parrocchiale. L’interno conserva quasi intatto l’originario aspetto settecentesco, caratterizzato da una spazialità ariosa ed articolata, scandita da lesene e cornicioni. Altare maggiore e balaustraDue cappelle si aprono sul vano centrale: quella a destra ospita un altare con una pala di recente fattura, mentre in quella di sinistra, in una nicchia, è custodito un crocifisso ligneo tradizionalmente molto venerato. Molti ex voto, risalenti a varie epoche, testimoniano questa devozione, alimentatasi nel tempo anche grazie all’azione della Confraternita.

    Lo splendido altare maggiore e la balaustra in marmi policromi risalgono al XVIII secolo: tra gli elementi decorativi si può notare la croce a braccia eguali, simbolo che figurava un tempo anche sulle cappe indossate dai confratelli durante le funzioni sacre.

    Il coroDietro all’altare si apre il vasto coro, dotato di scranni lignei che risentono di un gusto pienamente settecentesco, con decori di una sobria eleganza che richiamano motivi rococò.

    Racchiusa in una pregevole cornice in marmi e stucco è la pala raffigurante S. Marta (XVIII sec.), nella quale la figura della titolare è circondata da piccole scene in secondo piano che ne narrano, con gusto bozzettistico, i miracoli. La decorazione pittorica dell’interno è rimasta sostanzialmente quella originaria (XVIII secolo), caratterizzata da motivi uniformi e tinte tenui: notevoli gli affreschi nei pennacchi e nel catino della cupola centrale.

    Affreschi della cupola centrale

    Santuario di S. Maria di Rado

    Santuario S. Maria di RadoL’attuale Santuario raccoglie l’eredità della antica pieve di Rado, posta sulla strada per Vercelli in prossimità di alcuni guadi sul Sesia, e già citata in un documento del X secolo; era questa la chiesa battesimale cui faceva capo il distretto intorno a Gattinara, prima che questo ruolo fosse precipuamente ricoperto dalla pieve di S. Pietro (l’attuale parrocchiale). All’XI secolo risale una ricostruzione pressoché totale della chiesa, che acquisì una struttura tre navate absidate, con campaniletto a vela in prossimità della facciata: in epoca di poco successiva venne edificato il campanile, l’attuale, a pianta quadrata.

    Contestualmente alla scomparsa dell’insediamento di Rado, determinata anche dalla fondazione del borgofranco di Gattinara nel 1242, iniziò il declino della pieve di S. Maria, che venne a trovarsi lontana dal centro principale e quasi isolata nella campagna. La chiesa restò tuttavia officiata, come testimonia un documento del 1440, e proprio in XV secolo fu scolpita la statua lignea della Vergine, che nel tempo andò acquisendo fama di miracolosità. Rado iniziò così a diventare un centro santuariale notevolmente frequentato, tanto che in XVII secolo si procedette a ristrutturare la chiesa, che, a causa soprattutto delle guerre frequenti in quegli anni, era stata abbandonata e pressoché distrutta.

    L’importanza del Santuario crebbe, fino a divenire un centro di devozione al quale convenivano pellegrini da tutto il Piemonte, così che andarono addossandosi alla chiesa fabbricati di servizio destinati all’accoglienza dei devoti e ad ospitare i religiosi che si occupavano della struttura. Alla metà del XVIII secolo ulteriori lavori di sistemazione determinarono l’aspetto attuale dell’edificio, soprattutto dell’interno, che venne riconsacrato dal vescovo di Vercelli mons. Costa d’Arignano.

    Negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, durante il quale i fabbricati vennero occupati dalla congregazione dei Missionari d’Africa (i cosiddetti Padri Bianchi), iniziò il declino del Santuario, con conseguente abbandono, cui solo recentemente si è posto riparo con una serie di radicali restauri che l’hanno riportato in buone condizioni.


    Il Santuario sorge all’interno di un recinto in muratura contenente, oltre alla chiesa, un giardino e un grande edificio di servizio risalente al XVII-XVIII secolo. Della chiesa medievale rimane il pregevole campanile, in ciottoli e frammenti di laterizi: la struttura, ornata di cornici marcapiano di archetti pensili, è un esempio discretamente conservato di romanico delle nostre terre, che trova altri confronti in zona (ad esempio le parrocchiali di Roasio S. Maria e Roasio S. Maurizio). Seicentesco è il porticato in facciata, sorretto da colonne in granito, che protegge i tre portali di ingresso, copie fedeli degli originali barocchi trafugati in anni recenti.

    L’interno, seppure sotto un’ornamentazione convenzionale, con cornicioni e floridi capitelli in stucco, rivela le linee originarie della costruzione romanica, ad eccezione della parte presbiteriale, che presenta un coro quadrilatero al posto dell’abside a pianta semicircolare demolita in epoca barocca. Al XVIII secolo risalgono gli altari laterali e l’elegante altare maggiore, in marmi policromi, con la nicchia destinata ad accogliere la statua lignea della Vergine (l’originale della statua è custodito presso la chiesa di S. Pietro): una lapide presso la cappella laterale destra ricorda la conclusione dei restauri.

    Più antica è invece la trave scolpita posta sopra l’ingresso del presbiterio, forse cinquecentesca, che richiama soluzioni simili e molto frequenti soprattutto in area valsesiana. Dietro all’altare maggiore trova spazio il coro quadrilatero, i cui scranni, con sobri intagli barocchi, datano al XVIII secolo.

    • Descrizione Madonna dell’Orto
      • In Via Carso

      S. Maria dell'OrtoCENNI STORICI: La nascita in XVII secolo dell’oratorio di S. Maria dell’Orto è legata alla storia avventurosa dei fratelli Marco e Girolamo Scribante, i quali, come molti altri gattinaresi, emigrarono a Roma; qui, esercitando l’arte di pizzicagnoli, accumularono una fortuna notevole. Tornati a Gattinara proprio durante la pestilenza del 1630, fecero voto di costruire una cappella dedicata alla Vergine dell’Orto (alla Madonna dell’Orto era infatti intitolata la confraternita trasteverina che radunava a Roma i pizzicagnoli).

      Nel 1630, pertanto, essendo scampati al contagio, i fratelli eressero la chiesetta della Madonna dell’Orto. Nel 1872 la famiglia Scribante vendette l’oratorio, ormai pressochè diroccato, al sacerdote gattinarese Girolamo Moglia, che provvide ad un radicale restauro riaprendo al culto l’edificio.

      GUIDA ALLA VISITA: La semplicissima facciata, abbellita dai profili sinuosi di due finestrelle, richiama la struttura tipica degli oratori campestri delle nostre terre, caratterizzati da basse aperture che, dotate talvolta di inginocchiatoi, consentivano ai devoti di raccogliersi in preghiera rimanendo all’esterno. L’interno, a semplice aula rettangolare, ospita un altare con una pregevole ancona in stucco, opera di artisti locali, risalente verosimilmente all’epoca della costruzione (XVII secolo). Coevo è il dipinto, raffigurante la Vergine con il Bambino, che riproduce la pala venerata presso la chiesa di S. Maria dell’Orto di Trastevere, sede dell’omonima confraternita.

    • Descrizione Santa Maria della Consolazione
      • All’entrata sud del centro abitato

      S. Maria della ConsolazioneCENNI STORICI: L’oratorio della Consolazione occupa il sito di un segnacolo, forse un pilone, attestato in documenti bassomedievali in prossimità del confine tra il territorio di Gattinara e quello del vicino villaggio di Rado, a lato della strada vercellese. Nel XV secolo si trova qui una cappelletta, ornata di un affresco, che, presumibilmente nel secolo successivo (è attestata una ricostruzione dell’edificio nel 1605) viene inglobata nella struttura odierna, dotata di un portico su colonne lapidee. L’oratorio è restaurato ai primi del ‘900, dopo essere stato adibito anche a lazzaretto, mentre data al 2004 il restauro del pregevole affresco cinquecentesco.

      GUIDA ALLA VISITA: Il portico a tre archi che protegge l’ingresso dell’oratorio ricorda la sua collocazione accanto ad una strada di grande importanza, percorsa anche in antico da numerosi viandanti che potevano trovare qui temporaneo riparo dalle intemperie o un poco di ombra nelle giornate più torride. Interessante è la lunetta affrescata sopra la porta (XVII secolo), nella quale spicca, la figura di S. Carlo Borromeo, che una tradizione locale dice essere passato da Gattinara durante uno dei suoi numerosi viaggi.

      All’interno si nota, sulla parete di fondo, un pregevole affresco, recentemente restaurato, con la Vergine attorniata da alcuni santi; l’opera, verosimilmente posta sull’originario pilone, è datata al 1526, a firma di un tale Petrus Bertinus, e riprende modi tipici della scuola pittorica locale Quattro-Cinquecentesca di matrice tardogotica, caratterizzata da spunti vivacemente descrittivi soprattutto nella resa delle vesti e delle acconciature. Altri affreschi ornano la zona presbiteriale dell’oratorio, tra i quali quello sulla parete destra, datato al 1611.

    • Descrizione San Giuseppe
      • All’entrata ovest del centro abitato

      San GiuseppeCENNI STORICI: La prima notizia relativa all’oratorio di S. Giuseppe è contenuta in un atto del 1524, nel quale il nobile Giovanni de Robis assegna un lascito testamentario destinato alla conservazione della costruzione, verosimilmente costituita, all’epoca, da un pilone o una piccola cappelletta. Nel 1546 venne dipinta su tale pilone la scena della Natività, e nella seconda metà del secolo vi fu probabilmente un primo ampliamento, che portò ad inglobare quanto già esistente in un edificio più grande. Altri ampliamenti e abbellimenti dovettero succedersi in XVII e XVIII secolo, fino a conferire all’oratorio, allora dipendente dalla chiesa della Madonna del Rosario, l’aspetto attuale. Alla fine del XX secolo data l’ultimo restauro.

      Martirio di S. ErasmoGUIDA ALLA VISITA: Un piccolo portico ad un arco precede l’ingresso dell’oratorio, la cui struttura semplicissima è impreziosita, all’interno, da un interessante campionario di affreschi eseguiti prevalentemente tra XVI e XVII secolo. Sulla parete sinistra spicca la scena, crudamente realistica, del Martirio di S. Erasmo (fine XVI secolo-inizio XVII): gli aguzzini, servendosi di un argano, estraggono le budella del santo dopo averlo sventrato. Il gusto, tipicamente controriformistico, per particolari macabri e raccapriccianti trova efficace espressione nell’agire truce dei carnefici: incisivo è il particolare del coltellaccio stretto fra i denti.

      NativitàSono inoltre interessanti, oltre al ritratto di S. Carlo Borromeo (XVII secolo) accanto al martirio di S. Erasmo, l’Angelo e la Vergine Annunziata (tardo ‘500) dipinti ai lati della finestra semicircolare. Sulla parete di fondo, oltre alla Vergine con Bambino (1607), è notevole la tenera scena della Natività, affrescata con modi che richiamano la maniera gaudenziana, datata 1546.

    • Madonna della Neve
      • Piazzale della Torre delle Castelle

    Ristoranti

    Dove mangiare e dormire

    Alberghi


    I Ristoranti
    Torna su

    Ristorante
    Tel.
    Giorno chiusura

    Agriturismo “Anzivino »
    Corso Valsesia 162
    Tel. 0163 827172
    Aperto da mercoledì a sabato
    dalle 19.30 alle 22.30

    Birreria Meteor
    C.so Valsesia 126
    Tel. 0163 833238
    Chiuso il lunedì

    Birreria Pizzeria “Il Cortile dei Frati
    Corso Garibaldi, 192
    Tel. 0163 827255
    Chiuso il lunedì

    Pizzeria “Zio Carmine”
    C.so Garibaldi 135
    Tel. 0163 834728
    Chiuso il lunedì

    Pub Ristorante “Birimbao”
    C.so Valsesia 244
    Tel. 0163 833183
    Chiuso il mercoledì

    Ristorante “Carpe Diem”
    Corso Garibaldi, 244
    Tel. 349 3668609
    Chiuso il lunedì

    Ristorante Osteria “La Brioska”
    C.so Valsesia 1
    Tel. 0163 835163
    Chiuso il martedì e il mercoledì

    Ristorante “La Raclette”
    C.so Vercelli 118
    Tel. 0163 832471
    Chiuso il martedì

    Ristorante “Il Vigneto
    Piazza Paolotti 2
    Tel. 0163 834803
    Chiuso il lunedì

    Ristorante “Nuovo Impero
    Via F. Mattai 4
    Tel. 0163 833234
    Chiuso il martedì

    Ristorante “Principe”
    Corso Valsesia 270
    Tel. 0163 826426
    Tel. 0163 833188
    Chiuso il mercoledì

    Ristorante Birreria “Mulligan’s”
    C.so Garibaldi 165
    Tel. 0163 823788
    Chiuso il martedì

    Ristorante Pizzeria “La Cantinetta
    Corso Vercelli 11
    Tel. 0163 833603
    Chiuso il lunedì

    Trattoria Del Soggiorno
    Via Cernaia 2
    Tel. 0163 826896
    Chiusa il lunedì

    Trattoria “Tre Scalini”
    Corso Garibaldi 97
    Tel. 0163 833414
    Chiuso la domenica


    Gli Alberghi
    Torna su

    Albergo
    Tel.
    Numero Camere e Letti

    Hotel Il Barone

    Corso Valsesia 238

    Tel. 0163 827285
    Camere n. 17
    Letti n. 30

    Anzivino Locanda

    Corso Valsesia 162

    Tel. 0163 827172
    Camere n. 6
    Letti n. 12

    Il Vigneto

    Piazza Paolotti 2

    Tel. 0163 834803
    Camere n. 11
    Letti n. 21

    Tre Scalini

    Corso Garibaldi 97

    Tel. 0163 833414
    Camere n. 11
    Letti n. 18

    Motel Il Riccio

    Corso Vercelli 321

    Tel. 0163 827031
    Camere n. 11
    Letti n. 24

    chi siamo camere tariffe ristorante contatti
    Gattinara, situata all’imbocco della Valsesia, è facilmente raggiungibile sia attraverso la A26 Milano Laghi, uscita al casello di Romagnano Sesia sia attraverso la A4 uscita Greggio.
    Dista 33 km da Biella, 44 da Vercelli e 40 da Novara.L’Albergo Ristorante 3 Scalini è situato in pieno centro, poco lontano dalla stazione ferroviaria.

    r

    L’Albergo Ristorante 3 Scalini esiste fin dai primi del ‘900 come Trattoria ed alloggio con stallaggio.
    Gli attuali proprietari presenti dal 2001, continuano la tradizionale accoglienza rivolta sia ad una clientela business che al turista.

    Gattinara, annoverata fra città del vino, è infatti luogo ideale per la propria collocazione territoriale all’imbocco della Valsesia ma ugualmente poco distante dai rinomati laghi Maggiore e d’Orta, sia come sede operativa per coloro che hanno necessità di spostarsi per ragioni di affari, sia per coloro che vogliono godersi un momento di vacanza, riscoprendo quanto la nostra piccola città può offrire. Degustazioni di vini, passeggiate sulle colline, visite alle cantine dei produttori ed ai monumenti della zona, non sono che alcune fra le molte possibilità offerte al turista curioso.

    I ristorante inoltre offre a fianco della cucina tradizionale una cucina tipica piemontese ed un’ampia scelta di vini locali.


    L’albergo è dotato di 11 camere con un totale di 23 posti letto.
    Tutte le camere sono dotate di servizi privati e televisione.


    Le stanze sono suddivise tra fumatori e non fumatori.
    Piccoli animali domestici sono consentiti, previa richiesta.
    La colazione viene servita solo su richiesta.


    Il ristorante affianca alla cucina tradizionale quella tipica piemontese abbinata ad un’amplia scelta di vini del territorio.


    Fra le specialità tipiche potrete gustare la panicia, preparata secondo l’antica ricetta vercellese o il risotto al gattinara, seguito dalla squisita tagliata di fassone. Per concludere non possiamo che consigliare un classico e prelibato, bunet piemontese.

    ALBERGO RISTORANTE 3 SCALINI:**

    TARIFFE SOLO PERNOTTAMENTO 2008

    SINGOLA
    40 euro

    DOPPIA
    60 euro

    TRIPLA
    85 euro

    * colazione solo su richiesta 5 euro

    Gattinara, situata all’imbocco della Valsesia, è facilmente raggiungibile sia attraverso la A26 Milano Laghi, uscita al casello di Romagnano Sesia sia attraverso la A4 uscita Greggio.
    Dista 33 km da Biella, 44 da Vercelli e 40 da Novara.

    L’Albergo Ristorante 3 Scalini è situato in pieno centro, poco lontano dalla stazione ferroviaria.

    Publicités

    French

    Choisissez une méthode de connexion pour poster votre commentaire:

    Logo WordPress.com

    Vous commentez à l'aide de votre compte WordPress.com. Déconnexion / Changer )

    Image Twitter

    Vous commentez à l'aide de votre compte Twitter. Déconnexion / Changer )

    Photo Facebook

    Vous commentez à l'aide de votre compte Facebook. Déconnexion / Changer )

    Photo Google+

    Vous commentez à l'aide de votre compte Google+. Déconnexion / Changer )

    Connexion à %s